A CURA DI MAURIZIO BORIO

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Quando entra nella sala ti sembra di vederlo ancora correre sulla fascia con quelle sue gambe arcuate e il viso arrostito dal sole…

Claudio Gentile ha incontrato il pubblico del Circolo dei Lettori, insieme all’amico giornalista Alberto Cerruti, coautore dell’autobiografia ‘E sono stato Gentile’, in cui l’ex terzino bianconero ha ripercorso la sua parabola di campione: dall’adolescenza in Libia, attraverso 11 fortunate stagioni a Torino e l’indimenticabile trionfo al Campionato del Mondo ’82, fino all’esperienza di selezionatore dell’Under 21.

Alla presenza di prestigiosi  inviati nazionali, nonché dell’attuale AD della Juventus Beppe Marotta (ricordato dal nostro ai tempi dell’esordio in B con la maglia del Varese), ma soprattutto del suo ‘capitano’ e vecchio amico Furino, la conversazione si è piacevolmente snodata tra aneddoti, ricordi e gustose rivelazioni.

I primi anni juventini, l’incontro con Boniperti e Agnelli, gli scudetti, l’amicizia con Tardelli e Cabrini, i profili di Scirea, Pertini, e del maestro di vita e di sport Enzo Bearzot, sono stati tra gli argomenti più dibattuti.

Tanti anche i tratti meno conosciuti che hanno fatto da cornice alla sua carriera.

Come la figura di Giovannino Agnelli (“uno di noi, si allenava con la squadra a Villar Perosa”), il dualismo ‘modaiolo’ tra Damiani e Causio (“davamo i voti al loro modo di vestire”), le sgommate sul piazzale del Comunale, al rientro dalle trasferte invernali (“cercavamo di tirare dentro anche Gaetano, ma lui trovava sempre delle scuse”), la differenza tra Zico (“è un amico, vado spesso a trovarlo in Brasile”) e Maradona (“non mi strinse la mano dopo quel quarto dei Mondiali”).

L’episodio più curioso? Il mago da cui si diresse la squadra prima della sfortunata finale di Atene, che predisse una vittoria in caso di porta inviolata nei primi 10 minuti (“ma Magath segnò al 9°, e forse anche per quello, oltre che per sfortuna, non fummo in grado di rimontare”).

La sua Juventus più forte? Sicuramente quella tutta italiana del 1977, vincitrice di Coppa Uefa e scudetto a 51 punti.

La conclusione non poteva che essere sulla Nazionale, l’Europeo Under 21 vinto alla grande nel 2004, la mancata riconferma del 2006, quando dopo tante rassicurazioni Guido Rossi fece dietro front impedendogli di accasarsi su una panchina di Serie A (fra le altre società, si era fatta avanti proprio la Juventus). Un capitolo amaro che portò anche a una lunga vertenza, senza esito, con la Federazione.

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“Forse non era piaciuto che facessi  giocare i migliori, non le pippe che mi venivano raccomandate; dalla mia Under passarono 7 futuri campioni del mondo, mentre coloro che venivano spinti dagli agenti ora vivacchiano tra B e categorie minori”.

Su tutto è aleggiato il suo grande amore per la maglia bianconera con la quale giocava sin da bambino, e l’estremo attaccamento ai nostri colori che non l’ha mai abbandonato nel corso degli anni, nemmeno quando, come simpaticamente ricordato da uno degli interlocutori, “hai dovuto fare un paio di campionati con quella strana maglia viola…”.

Claudio Gentile, juventino nell’anima.

Foto di Maurizio Borio

 

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1 Commento Su "E sono stato Gentile"

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Aldo
Guest

Bel pezzo Maurizio

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