Fabrizio Vitale, 01/12/1975

In casa mia in realtà nessuno seguiva il calcio , mio padre aveva la F1 come unica sua grande passione sportiva. Io ricordo in tenera età giornate intere passate a tirare il pallone sul muro o a “simulare” partite da solo in cortile, non chiedetemi da cosa sia nata quella passione perché proprio non me lo ricordo.

A 7 anni ho praticamente obbligato i miei genitori a portarmi alla scuola più vicina a casa, ironia della sorte, un Torino Club. Eh si, peraltro un satellite ufficiale con tanto di maglia granata anche per i “baby” ma non so dire se fu quello a spingermi verso l’opposto visto che quell’ambiente non mi piaceva, bambini trattati in modo differente in base alle proprie capacità, ero piccolo ma già non riuscivo a vedermi con quella maglia addosso. E allora con il pallone sempre sottomano iniziai a girare varie società della zona ma soprattutto la Juventus mi si conficcò nel cuore in modo indelebile, i primi ricordi che ho sono una finale di Coppa delle Coppe vista su un televisore 14 pollici nella stanza dei miei genitori, per la cronaca avevo 8 anni, i miei amici guardavano i cartoni animati, io vedevo i miei campioni inseguire il pallone.

La conferma che il e la Juve sarebbero stati parte della mia vita i miei genitori l’hanno avuta l’anno successivo quando dopo un estenuante braccio di ferro a suon di capricci e fioretti ottenni il consenso di poter vedere in diretta a un orario “proibitivo” la mitica finale di Coppa Intercontinentale di Tokyo. Re Michel, forse è stato lui li mio primo amore bianconero, ricordo che siccome non mi piaceva leggere a scuola, mio padre mi prese il libro di Platini obbligandomi a leggerlo tutto, a dir la verità comunque non mi appassionava la lettura in genere a quella tenera età, quindi preferivo vedermi le sue prodezze in TV. La beffa l’ho avuta qualche tempo dopo quando mio padre durante una visita a Torino mi portò fuori dallo stadio e incredibilmente arrivarono i giocatori bianconeri, il mio babbo con il suo savoir-faire riuscì a farmi entrare, ero a un metro da Platini, ma a causa del pastore tedesco del poliziotto che mi ringhiava contro ebbi un blocco e non riuscii a fare quel passo avanti necessario per farmi notare da Michel che di certo mi avrebbe concesso un autografo e magari una carezza.

Sono passati quasi 30 anni da quella finale e di ricordi ne ho tanti, tutti i nomi eccellenti, da Vialli e Ravanelli a Del Piero e Trezeguet, ma anche da Peruzzi, Kohler e De Agostini che per motivi diversi erano i miei idoli, senza parlare di Thomas Hassler  e Rui Barros di cui andavo pazzo per il loro estro, di certo ne potrei citare a decine e addirittura uno dei miei miti fu Renato Buso perché a quei tempi adoravo comprare “Hurrà Juventus” e leggere tutto anche sulle giovanili e il fatto che quel 16enne arrivasse al raduno della prima squadra in moto perché ancora senza patente, mi faceva impazzire.

Mi piace vedere le sfumature, i contrasti, le astuzie, tutte quello che solo il campo può dare, forse sono un romantico del gioco del calcio in un’epoca dove i blablabla dei grandi media la fanno da padrone, ma preferisco stare nel mio mondo, quello del pallone vero, fiero di essere juventino con tante emozioni vissute e tante ancora da vivere e guardando nel mio personale passato juventino posso davvero dire che la Juve, per me, è la storia di un grande amore.

Fino alla fine…FORZA JUVENTUS !

 

Post correlati