Abbiamo il piacere di ospitare sul sito JuWelcome.com Nino Ori e lo ringraziamo per essere qui con noi. Siamo onorati, a nome di tutto il tifo juventino d’Italia, di porti delle domande su Calciopoli e il “Calciopolario“, nota rubrica andata in onda su Top Planet con grande successo, con la collaborazione di Ju29ro, da te pubblicata su Juveatrestelle.it.

Nino, come nasce l’idea del “Calciopolario”, e perché?
Calciopolario nasce perché, nel decennale di calciopoli, era giusto ripercorrerne la storia, evidenziandone i temi principali. Con finalità divulgativa, con la voglia di provare a comunicare nel modo più chiaro possibile. Non solo con gli specialisti, coloro che sull’argomento già sanno tutto, ma anche e soprattutto con quelle persone (e sono la stragrande maggioranza) che magari ne avevano sentito parlare solo in maniera superficiale o parziale o faziosa. L’obiettivo del Calciopolario è quello di rendere disponibile, in modo che risulti comprensibile per tutti, il succo dell’immenso lavoro fatto all’epoca di Ju29ro. Avevamo in media circa 15mila persone che venivano a leggerci ogni giorno su sito e blog. Con TopPlanet c’è stata la possibilità di raggiungere un pubblico certamente diverso, un pubblico enormemente più vasto e, spesso, meno informato sull’argomento.

Usando una metafora, allora, questa rubrica sarebbe come un sassolino lanciato nelle acque calme di uno stagno?
Fin dall’inizio dell’esperienza di Ju29ro (nel 2006), nessuno di noi si aspettava che le nostre analisi potessero cambiare il corso degli eventi. Già il solo fatto che (anche grazie a quel lavoro) ci sia oggi un maggior numero di tifosi juventini consapevoli di quanto avvenuto è comunque un piccolo risultato. Noi ci eravamo proposti di informare, e di farlo in maniera libera e attenta ai fatti. L’ottica resta la stessa: cercare di aiutare chi oggi “ne sa poco” ad acquisire maggiore consapevolezza sui fatti e sulle circostanze che li hanno determinati. Chi vuole provare a capirci qualcosa (in una vicenda altrimenti incomprensibile), deve poter contare su analisi sensate e basate su elementi e dati oggettivi, e non su affermazioni di principio indimostrabili o su giudizi soggettivi. Ecco perché, per ognuna delle 12 puntate andate in onda, c’è un pezzo (pubblicato su Juveatrestelle.it) contenente i testi, le immagini, il video della puntata (reperibile anche su Youtube), oltre ai link alle puntate precedenti.

Ecco, dicevamo del sassolino: questi cerchi nell’acqua, che man mano diventano sempre più grandi, dove si vuole che arrivino e a chi?
Come detto, l’obiettivo è quello di informare, certamente in ottica juventina, ma sempre con il rispetto per la verità, per i fatti accertati, i dati oggettivi e le circostanze dimostrabili. Proprio perché calciopoli è basata su incongruenze e contraddizioni, illazioni prive di riscontri, valutazioni non oggettive, presunzione di comportamenti non verificati e fatti oggettivamente non veri. Credo che la verità, supportata dalla forza dei fatti, non debba essere “destinata a qualcuno”, ma messa a disposizione di tutti. Grazie alla professionalità e all’intelligenza di chi opera in TopPlanet (canale 63 del digitale terrestre, in chiaro), ho avuto l’opportunità e il piacere di farlo, di rendere disponibili per il pubblico televisivo i risultati di anni di analisi sui fatti di calciopoli. Senza inutili slogan da “rancorosi a tutti i costi”, frasi fatte e luoghi comuni. Senza sensazionalismi, complottismi, dietrologie.

La domanda che tutti i tifosi della Juventus ancora si fanno, a distanza di undici anni, è: PATTEGGIAMENTO, perché?
Il legale della Juventus, l’avvocato Zaccone (uno fra i migliori penalisti italiani), davanti all’assoluta mancanza di illeciti, oppose nel processo sportivo una difesa debolissima. Al patteggiamento anomalo, proposto dal giudice Ruperto (e non dal Procuratore federale), rispose che considerava “congrua una serie B con penalizzazione”, riferendosi in realtà a una pena identica a quella delle altre squadre. Accettò di fatto la colpevolezza della sua assistita, anziché professarne l’innocenza. Perché? Alla domanda, come detto nel Calciopolario, non ci sono risposte credibili. Così come a quelle sul ritiro del ricorso al Tar nell’agosto 2006, sulla mancata difesa dei dirigenti, sul ruolo delle testate teoricamente “amiche”. In assenza di risposte e spiegazioni credibili, diventa difficile sostenere che la proprietà di allora fosse estranea alla vicenda. Non solo vittima, non solo carnefice. Ma probabilmente complice, quanto meno per aver sottostimato le conseguenze di ciò che le accadeva intorno.

Le dichiarazioni di Porceddu potrebbero riaprire calciopoli?
No, le dichiarazioni tardive (10 anni e mezzo dai fatti) del giudice Porceddu non aggiungono nulla a quanto già si sapeva. In sostanza, valgono (e contano) assai poco. Se vogliamo citare magistrati che hanno parlato quando aveva senso e quando era ora di farlo, possiamo rifarci a quanto dissero il giudice De Biase nel 2006, e l’avvocato Benedetto (ex giudice sportivo) nel 2006 e poi nel 2010. Dissero cose ben più pesanti e ben più significative, pur se rimaste inascoltate. Cose delle quali si è parlato abbondantemente anche nel Calciopolario su TopPlanet e poi su J3S.

Che peso ha il ricorso presentato da Luciano Moggi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo?
Sulla posizione della Juventus, in relazione agli scudetti, praticamente nessuno. Avrà peso sulla posizione personale di Luciano Moggi. Lui ha presentato ricorso a Strasburgo contro la radiazione e la gravità delle sanzioni comminategli dalla giustizia sportiva nel 2006 e nel 2011, e posso solo augurargli di ottenere la meritata soddisfazione. Le vicende processuali di Moggi non vanno però confuse con quelle della Juventus e, per la verità, nemmeno con quelle di Giraudo. Peraltro, nulla si può escludere a priori: talvolta, anche il funzionamento dei meccanismi più perfetti può essere messo in crisi da un granello di sabbia…

Nel 2011 emersero nuovi elementi che fecero tremare le fondamenta di quella ignobile farsa. Ecco, questi elementi ancora oggi non vengono presi in considerazione, come mai?
Dal punto di vista della politica sportiva, perché nel 2006 tutto il mondo del calcio italiano aveva ottenuto esattamente ciò che voleva. Dal punto di vista giudiziario, perché, con il ritiro del ricorso al Tar il 31 agosto 2006, la Juventus dell’allora presidente Cobolli Gigli rinunciò all’impugnazione delle sentenze sportive. In quel momento, quelle inique sentenze, già definitive in quanto passate in giudicato, furono confermate. L’arbitrato di ottobre 2006, quello nel quale alla Juventus venne ridotta la penalizzazione dai 17 ai 9 punti effettivamente poi scontati in serie B, scrisse la parola fine sull’iter della giustizia sportiva. Da lì in poi, perché qualcosa cambiasse, dovrebbe essere la Figc stessa a chiedere la revisione di quei processi sportivi, o la Juventus a chiedere la revocazione delle sentenze attraverso l’art.39 del Cgs, qualora avesse elementi nuovi per poterlo fare.

Nino, l’unica strada per noi percorribile sarebbe quella di chiedere la revocazione delle sentenze, avvalendosi dell’art.39. Ma, per fare questo, bisogna comunque riaprire il processo sportivo con elementi validi. Secondo te, perché le intercettazioni uscite a galla nel 2011 non costituiscono una prova inequivocabile nella riapertura del processo?
Perché di altri colpevoli, o di altri che siano “più colpevoli di noi” non abbiamo alcun bisogno: non ce ne facciamo nulla. In punta di diritto, a noi serve l’innocenza dei nostri, non la eventuale colpevolezza di altri. Confrontare i comportamenti dei nostri con quelli altrui, che non sono più perseguibili (e che, com’è ormai chiaro, non verrebbero comunque perseguiti), non produrrebbe nulla di utile. Le telefonate degli altri, da noi pubblicate su Ju29ro a partire dal 31 marzo 2010, servivano a evidenziare che uno dei capisaldi delle accuse penali e delle condanne sportive non stava in piedi: la famigerata “esclusività dei rapporti con i designatori”. Mica dovevano servire ad accusare altri. Evidentemente, non era sufficiente. Ripeto che, qualora si volesse/potesse tentare la strada dell’art.39 del Cgs, servirebbe l’innocenza dei nostri, non certo la colpevolezza altrui.

La Juventus non alterò nessuna gara, nessuna classifica, nessuna griglia arbitrale. La Juventus fu condannata per “illecito strutturato”, la Juventus fu mandata in B per il cosiddetto “sentimento popolare”… l’istruttoria fu consegnata nelle mani di un semplice cittadino (Borrelli, eletto poi solo successivamente alla Procura federale), possibile che tutto questo non basti? Possibile che tutti questi elementi non costituiscono una sola prova valida?
Riferendoci alle istituzioni del calcio italiano, possiamo affermare che la volontà politica di oggi è ancora la stessa del 2006. Hai citato alcune delle incongruenze più evidenti e gravi di quei processi sportivi. Nella seconda puntata del Calciopolario le abbiamo analizzate ed evidenziate tutte, sia quelle da te elencate sia le altre. Consentimi tuttavia di dissentire dalla mitizzazione del cosiddetto sentimento popolare. Il sentimento popolare antijuventino esiste dal giugno 1961 (Juventus-Inter 9-1), ma da solo non fa nulla: non vince i campionati e nemmeno le partite. In calciopoli è stato semplicemente il substrato per legittimare e giustificare mediaticamente qualcosa che altrimenti non sarebbe stato in piedi. Ma calciopoli è stata determinata da una irripetibile coincidenza di interessi tra fattori esterni e fattori interni al mondo Juve, non certo dal sentimento popolare.

Nino, chiudiamo con l’ultima domanda. Tutti questi rumori, questi attacchi che arrivano puntualmente fuori dal campo, questo “sentimento popolare”… vorrebbero di nuovo mandarci in B?
Chi volesse farlo sa bene che oggi non potrebbe mai riuscirci. Quand’anche i fattori esterni somigliassero a quelli del 2006, la situazione interna è di segno opposto. La Juventus di oggi nulla ha a che spartire con quella di allora. Ricordiamo che all’epoca a guidare il gruppo erano: Franzo Grande Stevens (presidente Juventus, esecutore testamentario dell’Avvocato), Gianluigi Gabetti (presidente Giovanni Agnelli & c. Sapa, la cassaforte di famiglia), Luca Cordero di Montezemolo (presidente Fiat, Ferrari, Confindustria). Dall’aprile 2010 in poi, è cambiato tutto. Oggi sono diversi gli obiettivi, il contesto, le persone, i comportamenti. Tanto per la società Juventus quanto per l’azionista di riferimento e per il gruppo.

Caro Nino Ori, è stato un onore averti con noi. La redazione di JuWelcome.com ti ringrazia a nome dei lettori, e speriamo che alla fine sia fatta VERA GIUSTIZIA.

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