Articolo di Maurizio Borio

Un estate molto difficile, con l’arrivo di Dani Alves e le trattative per il rinnovo presto arenate.

Un ambiguo saluto social ai tifosi, che pareva il preludio all’addio.

Un inizio di stagione (la sesta in bianconero) quanto meno meno altalenante, con le prime partite guardate dalla panchina, masticando amaro.

Degli ultimi mesi in maglia Juventus, Lichtsteiner ha conosciuto soprattutto il nero, in un rapporto che pareva ormai ridotto ai minimi termini, nonostante le parole di stima di mister Allegri.

Poi le prime titubanze (soprattutto difensive) del terzino brasiliano proveniente dal Barcellona e l’incombente turno di Champion’s League, con la necessità del turnover, hanno riportato il pendolino svizzero nell’undici titolare.

E lui, col suo solito orgoglioso cipiglio, ha sfoderato una prestazione di grandissima sostanza e utilità.

Sollecitato dai compagni come ai vecchi tempi, si è fatto trovare pronto sul suo corridoio d’ordinanza, macinando metri su e giù nella sua consueta doppia fase.

Si, perché il 32enne Stephan ha una volta di più dimostrato la sua completezza su ogni lato del campo, decisivo in almeno due occasioni: al 27’ servendo su angolo Pjanic che in doppia battuta trafiggeva Consigli per il 3-0, e all’88’ sostituendosi a Buffon e ‘parando’ di piede la conclusione a porta sguarnita di Politano.

In mezzo una clamorosa occasione di entrare nel tabellino marcatori, al 68’, murato prima da Consigli e poi dal tackle disperato di Acerbi.

Se non c’erano dubbi sulla professionalità dello svizzero, ci s’interrogava su quanto avrebbero pesato le scorie di quell’estate così spiazzante per chi, come lui, si era dimostrato grande protagonista degli ultimi 5 scudetti.

Allegri ha forse avuto le prime risposte.

E, da qui ad ‘almeno’ gennaio, sa di poter contare sul valore aggiunto del suo ubbidiente soldatino di fascia.

Maurizio Borio

fonte immagine: eurosport.com

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